VENIAMO ANCHE NOI!
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(Epifania del Signore – Mt 2,1-12)
Te piace ‘o presepe? È la domanda che in “Natale in casa Cupiello” Luca ripete più volte al figlio Nennillo (ad essere precisi, la domanda è Te piace ‘o Presebbio).
Non so a voi… ma a me piace!
Si me piace ‘o presebbio Napoletano, perché lì si coglie uno degli aspetti più significativi del mistero dell’incarnazione: il movimento. Una linea invisibile, divide gli uomini in base alla loro capacità di muoversi. Le casette stesse, disseminate sulla collina, esprimono questa caratteristica.
Alcune hanno le finestre illuminate… altre sono lasciate al buio. Ci sono quelli che rimangono tappati in casa al caldo… e quelli che si mettono in movimento verso la grotta, sfidando notte e freddo, per vedere… rendersi conto… contemplare. Vi è poi la categoria di Erode… di quelli che si agitano, che sono inquieti, che si sentono minacciati da quella nascita. Insomma… l’indifferenza, la paura, il sospetto… lo stupore, la ricerca, l’adorazione!
C’è chi si accontenta di consumare i beni che tiene tra le mani… oppure c’è chi è proteso verso l’evento straordinario, e offre il poco che possiede. Sentimenti opposti… reazioni differenti… estraneità e coinvolgimento. La chiusura e la speranza. La sicurezza e l’attesa. I pastori abbandonano i loro bivacchi, avvertiti dall’alto, e vanno “senza indugio” a vedere “questo avvenimento che il Signore ha fatto conoscere” (Lc 2,15). E si muovono da molto lontano anche i Magi… avvertiti da una stella. I Magi… son loro i protagonisti di questa solennità della Epifania. Appartengono di certo alla categoria delle “creature in movimento”.
Vengono da lontano… una stella li ha messi in moto. Hanno dovuto subire certamente l’ironia dei benpensanti… i loro amici di corte li avranno considerati folli. Loro che hanno tutto e forse tanto (sono dei re!!!), lasciano il tutto per l’ignoto! Quella stella poi, non sempre era visibile… a tratti spariva dalla loro vista… ma loro… hanno continuato il cammino. Hanno percorso faticosamente la loro strada, affrontando rischi, oscurità, dubbi, imprevisti.
Non ci sono autostrade dello Spirito per giungere a Dio: solo strade impervie, cunicoli, pendii pericolosi… avventura insomma! Eppure la tentazione di tanti cristiani è proprio questa: voler percorre strade certe e possibilmente brevi, sicure, diritte e perfette! Siamo fatti così noi… vogliamo cose soft e non troppo impegnative nel nostro itinerario di fede. Strade con cartelli ben visibili, segnaletiche certe, semafori collegati direttamente col cielo.
Una strada sempre perfettamente illuminata. E invece no… c’è un cammino sempre diverso da percorrere… da scoprire, inventare. La fede non è mai rassicurante… è piuttosto un rischio. Il credente non ha le luci spente come le casette del presepe… anzi: è uno che sloggiato da una Parola, da un segno quasi impercettibile… segue itinerari imprevedibili, esplora territori sconosciuti. I Magi, poi, hanno saputo vincere anche la delusione!
Arrivati a Gerusalemme, avranno pensato di aver raggiunto la meta. Si rivolgono fiduciosi a chi doveva sapere per forza qualcosa. Erode chiama i suoi esperti… gli scribi consultano affannosamente le loro carte, e confermano che si… effettivamente a Betlemme doveva accadere qualcosa! Sta scritto nel libro… trovata la citazione giusta. Gli scribi sanno tutto… sempre tutto… ma restano li… non fanno un passo! Ed Erode incarica questi esploratori venuti dall’oriente di fare verifiche e comunicare!
È questo, probabilmente, il momento cruciale della loro straordinaria avventura. Trovarsi a due passi dall’avvenimento e costatare che i professionisti della Scrittura… i maestri della religione, sono rimasti al loro posto… inchiodati alle loro cattedre, interessati solo teoricamente a quell’evento. Informati ma non coinvolti. Sanno tutto ma la strada la lasciano percorrere ad altri. Ed è a questo punto che sull’orizzonte dei Magi, riappare la stella. E stavolta davvero li precede e si ferma “sul luogo dove si trovava il bambino”. Così anche per il nostro itinerario di fede. Non scoraggiarsi o scandalizzarsi quando si incappa in maestri che conoscono la via… e te la indicano con dovizie di particolari… ma non ti dicono “veniamo anche noi!”.
Ricordiamocelo tutti… e teniamolo bene presente… che la gente che si rivolgerà anche a noi per avere informazioni sull’itinerario, vorrà sapere una sola cosa: se ci siamo stati oppure no! Al credente non si chiede una carta geografica. Si chiede un racconto… anzi… un resoconto.
il Regno di Dio… mettiamocelo bene in testa… è fatto per gente che ha deciso di incamminarsi… smuoversi… e che non sperano nulla da chi si ferma ai bordi della strada… che assiste al passaggio. Il rischio più grande…è quello di non partire… non smuoversi!